Ospedale Civile di Carrù

Cenni storici su Monastero Vasco

In questa sezione del sito vogliamo dare ai nostri visitatori
alcuni brevi cenni sulle origini storiche del nostro piccolo borgo pedemontano.

 

Le Origini

 

Con molta probabilità i primi arrivi dell'uomo a Monastero risalgono al 170 a.C., cacciatori in cerca di nuovi territori di caccia o popolazioni spinte in questi luoghi alla ricerca di nuove terre da dissodare e coltivare.

In quest'epoca l'agricoltura è un'attività predominante, reperti soprattutto templi ed are sono stati scoperti in vari luoghi.

Infatti il culto degli dei era molto diffuso in quei tempi, sia di dei romani che celtici.

E' certo che sulla Collina si S. Lorenzo esisteva un'ara votiva dedicata al dio Silvano, l'unica finora ritrovata in Piemonte dedicata al dio dei boschi.

Nel territorio di Monastero sono state ritrovate inoltre alcune lapidi romane, forse appartenenti alla faglia Manilia, numerosa fra i Liguri Vasconi.

Si può essere certi che i primi nuclei abbiano occupato la collina di San Lorenzo, spostandosi poi con successive lente migrazioni in altre zone elevate, spingendosi a poco a poco verso i monti.

Erano infatti preferite le alture, esposte al sole e ben difendibili, mentre la valle del torrente Niere era umida e ricoperta da una fitta boscaglia.

A poco a poco la comunità cresce e gli insediamenti si ingrandiscono, nascono e si sviluppano anche altre comunità vicine come Vicoforte.

La nostra zona è interessata solo marginalmente dagli eventi storici che sconvolgono il resto del mondo di allora: lo scontro di Stilicone e dell'esercito di Roma contro Alarico re dei Visigoti, a Pollenzo nel 402, la discesa dei Longobardi nel 568, l'arrivo dei Franchi con la fondazione del centro di Bredolo negli anni 750/800.

La prima vera minaccia per la comunità è rappresentata dai Saraceni nei primi anni del 900, costoro infatti partendo dalle loro basi in Provenza compirono scorribande, saccheggi e razzie in tutto il basso Piemonte. E' in quegli anni che nella valle viene costruito il castello ad opera di Anselmo di Eremberto feudatario di quel tempo.

I resti del castello sono ancora oggi visibili nella frazione Villa.

Verso l'anno Mille arrivarono nel territorio di Guiascus i monaci di San Benedetto e costruirono una piccola "cella".

Si dice che a fondarla fosse un certo Bezone da Subleniano, già abate di Breme, che lasciato il suo importante incarico avesse rivestito i panni dell'umile monaco per fondare nel 998 questa nuova piccola "cella" situata nella bassa valle del torrente Niere, distante circa 500 passi dalla via Morozzenga che collegava Morozzo a Vico.

Il monastero diventa nel breve volgere del tempo un importante centro culturale, religioso ed economico; attorno ad esso cresce la nuova borgata detta in futuro Roapiana, il nome di Vasco resta ad indicare gli insediamenti lungo la dorsale della collina di S. Lorenzo, in futuro il nome Monastero diverrà indicativo di tutto il territorio.

 

La Fondazione di Mondovì

 

Nel 1198 una parte della popolazione di Vico, Carassone e Vasco si insedia sul Monte di Vico, in posizione centrale rispetto ai tre paesi ed in un luogo facilmente difendibile.

Nasce in questo modo un nuovo centro che cresce molto in fretta, si innalzano palizzate e mura esterne, si costruiscono case in pietra e legno. Ogni gruppo si insedia dalla direzione da cui è arrivato: quelli di Vasco occupano la parte del colle verso mezzogiorno, quelli di Carassone costruiscono le case sul versante di ponente, quelli di Vico, che sono in maggioranza, occupano la parte più alta della collina di ponente ed introducono nella città le loro usanze e tradizioni.

La nascita di Mondovì è dovuta all'esuberanza di popolazione nei tre comuni, ma anche alla necessità di un luogo di difesa comune ed alla possibilità di creare una comunità in gardo di sottrarsi ai vincoli di natura giuridica verso il Vescovo di Asti, non per niente si parla nei primi documenti di Montis Regalis, cioè sovrano.

Le lotte di questa comunità per sottrarsi al gioco dei feudatari dell'epoca, forse appoggiata dalla Lega Lombarda, vide lunghi scontri con i marchesi di Ceva, di Saluzzo e con il Vescovo di Asti. Dopo lunghe ed alterne vicende Mondovì riuscirà a svincolarsi dal potere del Vescovo di Asti nel 1260, diventando un libero comune.

 

La Guerra del Sale
(1861 - 1700)

 

Questa guerra fu uno degli eventi che caratterizzarono tutto questo periodo della storia del monregalese, scoppiata per difendere i privilegi a suo tempo concessi dai Savoia in cambio dell'unione del Monregalese ai domini della casata.

La guerra fu scatenata dal Duca Vittorio Amedeo II, intenzionato a far pagare la "gabella sul sale" anche a queste popolazioni che ne erano esenti per accordi stipulati al momento dell'unione.

Tutti i paesi si ribellarono ed alla testa dei vittoriosi, chiamati a raccolta dai corni, vi erano proprio gli abitanti di Montaldo e Monastaro, da sempre legati ed in quel periodo veri traini per tutti i rivoltosi.

La guerra presentò varie fasi anche cruente, la distruzione ed incendio di Montaldo da parte delle milizie dei Savoia fu una di queste, la distruzione del Forte di Vico da parte dei rivoltosi un'altra. Tra scontri a fuoco, agguati e scaramucce molti furono i monasteresi che diedero la loro vita per questa causa.

Tra i molti coraggiosi, uno si distinse tra tutti un certo Sebastiano Fachino, diventato in quegli anni addirittura una leggenda per la gente delle nostre terre.

Non possiamo dilungarci qui nel raccontarvi questi fatti d'arme, vi diremo solo che la guerra finì con una dura repressione da parte delle truppe guidate dal Deshais e Montaldo e Monastero furono i paesi a pagare il più alto tributo di morte e distruzione.

Finisce qui al momento questa piccola storia sulle origini di Monastero, per colore che fossero interessati a saperne di più consigliamo un buon libro: CRONACHE MONASTERESI di Domenico Danna.